Donne e finanza sostenibile: lo scenario italiano

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In occasione della Conferenza Donne e finanza sostenibile: lo scenario italiano, che apre la settima edizione della Settimana dell’Investimento sostenibile e Responsabile, promossa dal Forum per la Finanza sostenibile, ho avuto l’onore di rappresentare il Senato da donna in un evento che pone l’attenzione su un binomio così importante.

Di seguito il mio intervento:

 

La netta maggiore propensione delle donne per scelte finanziarie etiche e responsabili risulta a mio modo di vedere soltanto uno dei modi di espressione della loro, della nostra sensibilità.

Allo stesso modo le donne risultano maggiormente sensibili ai temi della tutela dell’ecosistema e alla salvaguardia del pianeta, alla sicurezza alimentare e al risparmio energetico, della lotta ai cambiamenti climatici.

Del resto, se ci riflettiamo, in una dimensione meramente micro e individuale, “casalinga” direi, la sostenibilità è la parola chiave con cui le donne, le mamme gestiscono la vita familiare.

Penso all’individuazione dei fornitori dell’energia o molto più semplicemente a ciò che mettiamo nel carrello della spesa, all’uso e al riuso delle materie, anche in un’ottica di risparmio e di riduzione degli sprechi.

La sostenibilità, in fondo, è insita nel senso di maternità che appartiene alle donne, forse da sempre. L’idea di fondo rimane quella di garantire la “capacità di futuro”, cioè l’uso razionale delle risorse in modo da non compromettere la capacità delle risorse stesse di continuare a produrre valore nel tempo.

Agire in modo sostenibile oggi vuol dire pensare e avere cura del domani, del futuro, dei nostri figli, delle generazioni che verranno.

Investire in modo responsabile significa avere di mira il bene non solo personale, ma anche della collettività, il bene degli altri!

Effettuare scelte di finanza sostenibile è, dunque, prima di ogni cosa un atto politico, una precisa scelta politica che ha delle ripercussioni benefiche sulla società.

Pertanto, passando brevemente dalla prospettiva micro alla prospettiva macro certo è che i decision maker pubblici non possono disinteressarsene.

Una buona legislazione in tal senso deve prevedere, in primo luogo, meccanismi premiali per coloro che scelgono di investire in maniera sostenibile.

E delle misure in tal senso sono già vigenti (penso ai c.d. ecobonus, bonus sismico, bonus verde) e verranno notevolmente potenziate mediante la Legge di Bilancio che il Parlamento si appresta ad approvare.

Solo per citarne alcune, oltre ai c.d.  ecobonus dedicati a ristrutturazioni, riqualificazione energetica, verde e mobili, che vengono confermati, la legge di bilancio 2019 introduce incentivi fiscali per le imprese che riducono l’inquinamento, usando tecniche di produzione con minori emissioni (IRES verde) e sostiene gli investimenti dedicati a infrastrutture, energia e innovazione tecnologica.

In secondo luogo, lo Stato può esso stesso farsi investitore etico e responsabile, destinando risorse ed energie in progetti che abbiano di mira la salvaguardia dell’ambiente, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.

Per fare un esempio su tutti, le tragedie climatiche che hanno investito nelle ultime settimane l’Italia svelano che non c’è più tempo per rinviare, occorre mettere in campo adesso un sano e lungimirante piano di messa in sicurezza del nostro territorio.

La legge di bilancio 2019 istituisce un Fondo destinato al rilancio degli investimenti degli enti territoriali per lo sviluppo infrastrutturale del Paese, nei settori dell’edilizia pubblica, della manutenzione della rete viaria, del dissesto idrogeologico, della prevenzione del rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

Il tema oggetto dell’odierna conferenza e della serie di incontri che prenderanno corpo durante questa settimana è di estremo interesse e di sicura attualità.

Non a caso quest’anno la Commissione europea ha presentato una strategia per la realizzazione di un sistema finanziario che sostenga il programma dell’Unione per il clima e lo sviluppo sostenibile.

A fronte di un pianeta sempre più esposto alle conseguenze imprevedibili del cambiamento climatico e dell’esaurimento delle risorse, s’impone un’azione urgente per adeguarsi a un modello più sostenibile.

Si tratta di uno dei passi fondamentali verso l’attuazione dello storico accordo di Parigi per gli obiettivi del 2030 e dell’agenda dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile.

Partendo proprio dalle raccomandazioni avanzate dal gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile, la Commissione ha definito una tabella di marcia per rafforzare il ruolo della finanza nella realizzazione di un’economia efficiente che consegua anche obiettivi ambientali e sociali.

Per fare in modo che finalmente il mercato dei capitali e la finanza non siano più fine a sé stessi ma vengano rivolti a vantaggio del pianeta e della nostra società.

Da tempo poi è in corso, a livello internazionale, un dibattito sul superamento del PIL come unico indicatore del benessere. I parametri sui quali valutare il progresso di una società non possono essere esclusivamente di carattere economico, come dimostrano le classifiche del PIL pro capite della Banca Mondiale: nel 2017 l’Italia rientrava nel 16% dei paesi più ricchi, ma era solo al 48° posto (su 155) secondo il World Happiness Report.

A parità di PIL, insomma, rispetto ad altri paesi all’Italia mancano alcuni “fattori di felicità”.

Il benessere dei cittadini si misura con una serie di indicatori che sono stati sviluppati a livello internazionale per andare “oltre il PIL”.

In questo processo l’Italia è all’avanguardia: è il primo Paese che – con la riforma del bilancio dello Stato del 2016 – ha attribuito ufficialmente al benessere equo e sostenibile (BES) un ruolo nell’attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche.

Tra questi figurano, a titolo di esempio, l’indice di povertà assoluta, la speranza di vita in buona salute alla nascita, il rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli, le emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti, l’indice di abusivismo edilizio.

Adesso non vi sono più alibi perché le politiche pubbliche siano finalizzate al benessere equo e sostenibile, perché abbiano un solo obiettivo: LA FELICITA’ DEI CITTADINI.